Maria Luisa Rigato

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Il 15 novembre, alle 2 di mattina, è morta Maria Luisa Rigato. In realtà agli occhi del mondo era morta da giorni perché una sedazione profonda le impediva di sentire gli ultimi assalti di un cancro con cui conviveva già da due anni.
Per lei, il 12 ottobre non era il giorno della scoperta dell’America, ma era il giorno della sua immatricolazione al Biblico, nel lontano 1965.

Nel 2015, ha voluto festeggiare il cinquantesimo del suo ingresso nel tempio degli studi biblici come si festeggiano i grandi anniversari: pioniera in una chiesa che, dal Vaticano II in poi, aveva cominciato ad accettare che, per le donne, acquisire il diritto allo studio doveva comportare anche l’accesso ai santuari della formazione teologica. A lei devo tante cose. Una, soprattutto, è stata per me come la stella polare per un navigante. Parlando di Maria di Magdala un giorno mi disse: «Sarebbe ora che la smettessero con questa storia di Maria di Magdala “apostola degli apostoli”. Era “apostola di Cristo” e basta. Ha visto il Risorto come Paolo». Anche per chi non la ha conosciuta, questo può bastare per capire con quale fiera onestà intellettuale ha saputo interpretare il Nuovo Testamento.

Sono riuscita ad andare a salutarla, solo due settimane prima della sua morte. Uno dei suoi tanti riti telefonici era quello di augurarmi, ogni domenica, qualunque fosse la stagione e dovunque io mi trovassi, la «buona domenica». Anche se, magari, sarebbe venuta a casa mia a pranzo solo due ore dopo, quell’augurio mi doveva raggiungere. Quella domenica, il 29 ottobre, sono dovuta andare io da lei, per sentirla mormorare «buona domenica» stringendomi la mano con le poche forze che le restavano. Mi ha riconosciuto ed era emozionatissima. Le ho detto che una grande processione di amici la accompagnava in quest’ultimo tratto di strada e mi ha sussurrato di salutare e ringraziare tutti. Stava in un hospice davvero molto bello, ridente, colorato. Le sono sempre piaciuti i colori e mai nessuno l’ha vista vestita di nero o di grigio.Quell’hospice, terra di morienti, è vero, non era però luogo di desolazione. Sulla porta, questa frase di Lao Tze:“Quella che il bruco chiama fine del mondo,il resto del mondo chiama farfalla”.Maria Luisa merita di essere ricordata, così, “a colori”!

Marinella Perroni

 

Per conoscerla meglio:

http://www.teologhe.org/2006/06/17/rigato-maria-luisa-roma-ordinaria-51/